Senza spalle coperte, con la forza della volontà: la mia storia di riscatto e successo

 

“Non venivo da una famiglia potente. Ma avevo un sogno, e nessuna intenzione di mollarlo.”

Ci sono donne che nascono con le spalle larghe, protette da famiglie influenti, da nomi che aprono porte, da genitori laureati, magari ingegneri, che spianano la strada. E poi ci sono donne come me.

Io sono la prima di quattro figlie femmine. Sono cresciuta in una famiglia semplice, senza titoli accademici appesi alle pareti, senza scorciatoie, senza favoritismi. Nessun padre ingegnere, nessuna madre laureata. Nulla, se non la voglia di costruirmi da sola un futuro che nessuno aveva mai tracciato prima di me.

Non ho mai avuto le spalle coperte, ma mi sono fatta le ossa. Ho imparato presto che ogni passo avanti sarebbe stato il frutto di sacrifici, notti insonni, rinunce e tanta forza interiore. Ho sbagliato, ho inciampato, ho ricevuto schiaffi morali e ingiustizie.

Come quella volta, al terzo anno delle superiori, quando confidai a una docente — collega e amica della mia professoressa di economia aziendale — che secondo me la sua materia non era spiegata bene. Un commento sincero, forse ingenuo, ma onesto. Lei lo riportò alla mia prof, che per ripicca decise di vendicarsi. Mi mise un 5 in pagella, un voto che abbassò drasticamente il mio punteggio finale e mi negò l’accesso al massimo dei crediti per l’esame di Stato. Anni dopo, proprio in sede d’esame, fu lei stessa ad ammettere il torto e a scusarsi. Ma intanto, il danno era fatto.

Eppure, nonostante tutto, sono andata avanti. Sono diventata ingegnere. E non solo io: tre sorelle su quattro, oggi, lo sono. Ho aperto una strada che sembrava impossibile. Ho dimostrato che si può arrivare in alto anche senza aiuti, con la sola forza della determinazione e dell’esempio.

Oggi sono dall’altra parte della cattedra

Oggi insegno. E ogni volta che guardo negli occhi uno studente o una studentessa che si sente fuori posto, inadeguato, invisibile o incompreso, io lo riconosco. Perché quella ero io.

Mi siedo dalla parte opposta della cattedra, ma non dimentico da dove vengo. Anzi, è proprio quel percorso in salita ad avermi reso l’insegnante che sono. Conosco il valore di un incoraggiamento dato al momento giusto. So quanto pesa un’ingiustizia e quanto può valere una possibilità offerta, anche piccola.

Il mio messaggio è semplice: non servono spalle larghe per farcela. Serve solo il coraggio di non mollare mai.