“Quando la Spensieratezza Diventa una Lezione di Vita“
L’altro giorno, durante le mie ore di lezione a scuola, ho assistito a una scena che mi ha strappato un sorriso e mi ha fatto riflettere. Da quando sono diventata docente, le mie giornate sono cambiate: meno ore di lavoro in termini quantitativi, ma un carico emotivo e relazionale decisamente più intenso. In classe ci sono venticinque ragazzi da gestire, ciascuno con le proprie storie, emozioni e difficoltà. E ogni ora, ogni cambio di materia, è un reset, un nuovo inizio.
Quel giorno, entrando nella mia quinta – ormai protagonista di tante riflessioni – mi sono trovata di fronte a una scena che non mi aspettavo: il professore di inglese, con il microfono in mano, stava facendo karaoke. Sì, avete capito bene: stava cantando in inglese, da solo, davanti ai ragazzi. E i ragazzi? Ridevano, si divertivano, erano coinvolti.
Lui era completamente disinvolto, sciolto, spensierato. E questo nonostante l’auditorium fosse proprio sotto la presidenza. Non so con quale coraggio lo facesse, ma il suo atteggiamento trasmetteva una leggerezza che mi ha colpita. Non stava solo cantando una canzone: stava dando ai ragazzi una lezione di vita, una lezione che non trovi nei libri di testo.
Mi ha fatto riflettere. Ho pensato a quanto possa essere importante, soprattutto in un contesto scolastico, non prendersi troppo sul serio. Saper ridere, sdrammatizzare, concedersi momenti di spensieratezza. La scuola è spesso vista come un luogo dove la serietà deve avere il primato, dove le regole e i voti sembrano essere tutto. Eppure, quel professore in quel momento stava facendo qualcosa di rivoluzionario: stava rompendo gli schemi, stava dimostrando che anche un adulto, anche un docente, può essere un esempio di leggerezza e di autenticità.
Mi sono chiesta se da ragazza avrei voluto avere un professore così. Uno capace di cantare senza preoccuparsi di essere giudicato, uno che ti insegna a non prendere tutto troppo sul serio, a ridere anche quando la vita sembra pesante.
E poi ho pensato che in un certo senso, quel professore lo hanno avuto i miei ragazzi, e questo mi ha resa felice. Perché forse, anche se io non ho avuto quel tipo di docente, l’ho potuto vedere ora, da adulta. E mi ha ricordato che, in fondo, anche noi docenti possiamo permetterci di essere leggeri, di sbagliare, di cantare a squarciagola con un microfono in mano. Perché la vita è già abbastanza dura di per sé, e un po’ di leggerezza non può che farci bene.
Leggo meno ore in termini quantitativi… finalmente 😍 ma solo chi ha fatto un altro lavoro,senza orari,GG di festa può dire ciò…Anche io da tre anni capisco cosa voglia dire meno ore e ne sono felicissima.e poi dai ragazzi c e davvero tanto da imparare ed un po’ ti fanno anchebessere meno “vecchia”