Non è mai troppo tardi per diventare chi vuoi essere

 

Gli Esami di Stato sono terminati. Almeno per la mia classe.
E con loro si è concluso un percorso che quest’anno ho vissuto con un ruolo diverso, più profondo, più coinvolgente: quello della docente interna in commissione.
Un percorso fatto di attese, tensioni, speranze, ma soprattutto di emozioni. Di quelle vere, che ti entrano dentro e lasciano il segno.

Porto con me una valigia piena di gratitudine, di gioia e di insegnamenti.
Il primo me lo ha donato Andrea, un uomo di 40 anni che ha deciso di tornare a scuola dopo che sua figlia, di 17 anni, aveva abbandonato gli studi. Lo ha fatto per darle un esempio concreto: “Se io ci riesco, puoi farlo anche tu.”
Andrea ha affrontato un intero percorso scolastico con serietà e impegno, si è diplomato, e così ha ottenuto da sua figlia una promessa: a settembre si iscriverà di nuovo a scuola.
Perché il vero insegnamento passa dai gesti, non solo dalle parole.

Porto con me la storia di chi era stato bocciato due volte al mattino, perché la vita a volte ti crolla addosso, tra depressioni, dolori, rifiuti. Eppure la sera, tra i banchi del corso serale, ha trovato la forza di rialzarsi e di prendersi un diploma. A volte anche con un 100.
Perché il valore di un voto non è nel numero, ma nel percorso che ci hai messo dentro.

Mi porto dentro gli abbracci, le strette di mano, i “grazie” sussurrati e gridati.
E quella frase in dialetto che porto nel cuore:

“A voi vi voglio bene ‘nu poco ‘e cchiù.”

Sono parole che valgono più di mille valutazioni. Sono conferme. Sono carezze per l’anima di chi crede, ogni giorno, che l’educazione può cambiare il mondo.

Mi porto con me i timidi che all’orale sono esplosi come fuochi d’artificio, sorprendendo tutti. Mi porto i sorrisi, le storie di riscatto, le vite che si sono intrecciate tra le pagine di un libro, tra una lezione serale e un tema da consegnare.
Mi porto con me la fatica. Ma anche la dignità. E l’orgoglio.
Soprattutto, porto con me il più grande insegnamento:

Nella vita non è mai troppo tardi per raggiungere i propri obiettivi.

La vita fa giri strani, sì, ma a volte quei giri servono proprio per arrivare dove avevamo bisogno di essere.
E anche se le cose non vanno come vorremmo, se possiamo e vogliamo, possiamo diventare la versione migliore di noi. Anche da adulti. Anche con mille ostacoli. Anche con un 100.

A questi ragazzi auguro ogni bene.
Che possano trovare il loro posto nel mondo, un lavoro dignitoso, e soprattutto che non smettano mai di sognare.
Perché chi sogna e si rimbocca le maniche, può davvero riscrivere la propria storia.
Proprio come stanno facendo loro.