Il mal d’Indonesia: ci sono posti che non ti lasciano più andare

«Il turismo è un’industria che consiste nel trasportare delle persone che starebbero meglio a casa loro in posti che sarebbero migliori senza di loro».— Jean Mistler
Questa frase di Jean Mistler mi ha sempre fatto sorridere. Eppure, dopo aver viaggiato un po’, credo che nasconda anche una riflessione interessante: non siamo noi a rendere speciale un luogo semplicemente perché lo visitiamo. A volte sono proprio quei luoghi a cambiare qualcosa dentro di noi.
E se c’è una terra che negli ultimi anni mi ha lasciato qualcosa di profondo, quella è sicuramente l’Indonesia.
L’ultima volta che avevo provato una sensazione simile era stato in Africa, in particolare in Kenya, nel 2019.Poi è arrivato lo Sri Lanka, nel 2025.E infine, nel 2026, l’Indonesia.
Siamo partiti il 23 luglio, io, Davide e il nostro piccolo Leonardo. Prima dieci giorni in Uzbekistan, poi circa un mese in Indonesia. Zaino in spalla e tanta voglia di scoprire. Il nostro itinerario ci ha portati tra Bali, Nusa Penida, Lombok e le Isole Gili.
Non cercavamo necessariamente il viaggio perfetto, ma quello autentico. Quello fatto di spostamenti, imprevisti, incontri, strade sconosciute e posti che magari non avevamo nemmeno programmato di visitare.
Eppure, più passavano i giorni, più mi rendevo conto di una cosa: l’Indonesia non era soltanto bella. Aveva qualcosa che mi faceva stare bene.
1 La gentilezza che ti resta addosso
Non so davvero perché tante persone parlino male di Bali. Non so se abbiamo visitato una Bali diversa, se siamo stati semplicemente fortunati o se, forse, abbiamo guardato questo Paese con gli occhi giusti.
Quello che so è che abbiamo incontrato persone incredibilmente gentili.
Gli indonesiani hanno un modo di fare che mi ha conquistata. Sono sorridenti, tranquilli, disponibili, mai aggressivi. Ti salutano, ti accolgono, ti regalano un sorriso anche quando non hanno nulla da guadagnare.
E voglio dire una cosa a chiunque decida di partire per questa destinazione: lasciate a casa, per quanto possibile, ansie, nervosismi ed energie negative. Siete in vacanza, ma soprattutto siete ospiti di una terra che merita rispetto. Trattate bene le persone, abbiate pazienza, sorridete. La gentilezza è una lingua che non ha bisogno di traduzioni.
Quello che riceverete in cambio potrebbe sorprendervi.
2 Un ritmo di vita che noi occidentali abbiamo dimenticato
Una delle cose che più mi ha colpita è il loro modo di vivere.
Non sembrano avere sempre fretta. Non hanno quella necessità di rincorrere continuamente qualcosa, di arrivare prima, di fare tutto e subito.
E mentre li osservavo, pensavo a quanto noi occidentali avremmo bisogno di imparare qualcosa da questo atteggiamento.
Siamo sempre di corsa. Corriamo per lavorare, per raggiungere obiettivi, per rispettare scadenze, per organizzare la giornata successiva. Anche quando siamo in vacanza, spesso continuiamo a comportarci come se avessimo un’agenda da rispettare.
Lì, invece, ho ritrovato una leggerezza che mi mancava.
Non significa che tutto sia perfetto, naturalmente. Ma c’è qualcosa nel loro approccio alla vita che ti invita a rallentare, a non arrabbiarti per ogni piccolo imprevisto, a goderti quello che hai davanti.
E forse è proprio questo uno dei regali più belli che un viaggio possa farti.
3 Quando la natura è ancora protagonista
Poi c’è la natura. Una natura che sembra voler entrare in ogni angolo della vita quotidiana.
Alberi di banano, vegetazione rigogliosa, templi, fiori, animali, risaie e piscine a sfioro immerse nel verde. In alcuni luoghi sembra quasi che le strutture costruite dall’uomo abbiano trovato il modo di convivere con la natura, anziché sostituirla completamente.
È un paesaggio che ti lascia senza parole.
E non posso fare a meno di pensare a quanto questo aspetto sia importante anche per noi. In Italia abbiamo vissuto estati sempre più difficili, con temperature altissime e città spesso prive di verde. Camminando in quei luoghi, circondata dalla vegetazione, mi sono chiesta quanta qualità della vita potremmo recuperare se imparassimo a progettare e abitare i nostri spazi con maggiore rispetto per l’ambiente.
La natura non è un elemento decorativo.
È parte del nostro benessere.
4 E poi ci sono quei piccoli dettagli che ti mancano
- Mi mancano i motorini ovunque, il traffico che sembra non avere regole ma che, in qualche modo, scorre.
- Mi manca quella gente che incontri per strada, i saluti, i sorrisi, quella sensazione di essere accolta anche quando sei semplicemente una turista di passaggio.
- Mi manca la tranquillità di quei posti, la possibilità di vedere tanti viaggiatori anche da soli, di passeggiare e sentirsi a proprio agio.
- Mi manca persino quel caos che, dopo qualche giorno, smette di sembrarti caos e diventa parte del paesaggio.
E soprattutto mi manca quella dolcezza che ho trovato nelle persone.
Siamo rimasti quasi un mese e, nonostante il tempo trascorso, ho avuto la sensazione che non fosse abbastanza.
5 Ci sono viaggi che finiscono e viaggi che continuano dentro di te
Credo che il vero valore di un viaggio non si misuri soltanto attraverso i luoghi visitati, le fotografie scattate o le esperienze vissute.
Si misura anche da quello che ti porti a casa.
Ci sono posti che visiti, fotografi e poi, con il tempo, diventano un ricordo. E ce ne sono altri che continuano a tornarti in mente mentre sei alla scrivania, mentre guidi, mentre affronti la tua quotidianità.
L’Indonesia, per me, è diventata questo.
Non so se sia stata la sua cultura, la gentilezza delle persone, la natura, il clima o semplicemente il modo in cui mi sono sentita durante quel mese. Probabilmente è stato tutto insieme.
So soltanto che una parte di me è rimasta lì.
E che vorrei tornarci. Non per vedere quello che mi è sfuggito, ma per ritrovare quella sensazione.
Perché, alla fine, ci sono viaggi che fai per conoscere il mondo e altri che fai per riscoprire un po’ te stessa.
E io, questa volta, sono tornata a casa con il mal d’Indonesia.
E credo proprio che non mi passerà tanto facilmente.