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Il principio è Dio, non il mio problema

di Carmela De Crescenzo · 2 novembre 2026 · 5 min di lettura

Imparare a lasciare andare il controllo, ritrovare la fiducia e affrontare la vita con uno sguardo diverso.

Ci sono mattine in cui apro gli occhi e la mia mente è già in affanno. Prima ancora di alzarmi dal letto, penso a tutto quello che devo fare: una situazione da risolvere, una risposta che non arriva, una responsabilità che mi preoccupa, qualcosa che non sta andando come vorrei.

A volte non ho ancora messo i piedi a terra, ma dentro di me sto già combattendo mille battaglie.

Mi sono resa conto di quanta energia possiamo consumare cercando di anticipare ogni problema, prevedere ogni imprevisto e tenere tutto sotto controllo. Viviamo con la convinzione che riusciremo a stare bene soltanto quando ogni cosa sarà finalmente al suo posto.

Ma se provassimo a cambiare prospettiva?

Se, invece di cominciare la giornata dai nostri problemi, cominciassimo da Dio?

Il principio non è il mio problema. Il principio è Dio.

È una frase semplice, ma racchiude un modo completamente diverso di affrontare la vita. Significa ricordarmi che non sono sola, che non tutto dipende dalle mie capacità e che posso fare la mia parte senza pretendere di controllare ogni cosa.

1 Prima di fare, impara a ricevere

Quando leggo il racconto della creazione nella Genesi, mi colpisce un particolare: quando Adamo arrivò nel giardino dell’Eden, Dio aveva già preparato tutto ciò di cui aveva bisogno.

Adamo aveva un compito: coltivare e custodire il giardino. Ma non partiva da zero. Prima di lavorare, aveva ricevuto.

Questa immagine mi fa riflettere. Quante volte penso di dover costruire tutto da sola? Il futuro, le opportunità, le soluzioni, persino la mia serenità.

In Efesini 2:10 troviamo un principio prezioso: siamo stati creati in Cristo per compiere opere che Dio ha già preparato.

Questo non significa restare fermi ad aspettare che tutto accada, ma imparare a riconoscere ciò che ci viene affidato e fare la nostra parte con fiducia.

Non dobbiamo essere sempre noi a iniziare tutto, a prevedere tutto e a trovare ogni risposta. A volte abbiamo semplicemente bisogno di riconoscere ciò che abbiamo già ricevuto.

2 Non devi dimostrare continuamente il tuo valore

C’è un’altra storia biblica che mi fa riflettere: quella del popolo d’Israele.

Gli Israeliti arrivavano dall’Egitto, dove avevano vissuto da schiavi, abituati a lavorare sotto pressione e a produrre continuamente. Una volta liberati, Dio li accompagnò nel deserto, provvedendo ai loro bisogni giorno dopo giorno.

Diede loro la manna, l’acqua e una guida durante il cammino.

Dovevano imparare che non erano più schiavi, ma un popolo amato e accompagnato da Dio.

Anche noi, a volte, viviamo come se dovessimo continuamente dimostrare qualcosa: essere abbastanza brave, abbastanza produttive, abbastanza forti. Ci sentiamo in colpa quando ci fermiamo e pensiamo che riposare significhi perdere tempo.

Ma in Romani 8:15 troviamo un messaggio diverso: non abbiamo ricevuto uno spirito di schiavitù, ma uno spirito di adozione. Siamo figli, non schiavi.

E forse dovremmo imparare proprio questo: il nostro valore non dipende da quanto riusciamo a fare.

Possiamo essere ambiziose, impegnarci, costruire progetti e raggiungere obiettivi senza diventare prigioniere delle nostre prestazioni.

3 Mentre tu riposi, Dio continua a vegliare

C’è un versetto che trovo particolarmente rassicurante. Nel Salmo 121 leggiamo che Dio non sonnecchia e non dorme.

Mi piace pensare a questa immagine quando la sera vado a letto con qualcosa ancora in sospeso. Non sempre riesco a trovare una soluzione prima di addormentarmi, ma posso scegliere di non portare ogni preoccupazione con me.

Dio non ha bisogno che io rimanga sveglia tutta la notte per ricordarsi dei miei problemi.

E allora forse dovrei cambiare anche il mio modo di pregare.

Invece di presentarmi ogni mattina con una lunga lista di richieste, potrei iniziare chiedendo:

«Signore, cosa posso fare oggi con ciò che mi hai affidato? A chi posso portare una parola di speranza? Come posso essere uno strumento del tuo amore?».

Perché la fiducia non significa smettere di agire.

Significa imparare ad agire senza essere schiacciati dalla paura.

Efesini 3:20 ci ricorda che Dio può fare infinitamente più di quanto chiediamo o immaginiamo. Una promessa che invita a non limitare il futuro alle nostre sole possibilità.

4 Una piccola pratica per cambiare il modo in cui inizi la giornata

Per sette mattine

Vorrei proporti un esercizio da provare per sette giorni. Ti bastano cinque minuti ogni mattina, prima di lasciarti travolgere dagli impegni.

  • Fermati. Prima di prendere il telefono o iniziare a pensare a tutto quello che devi fare, concediti un momento di silenzio.

  • Dai un nome alla tua preoccupazione. Scrivi il pensiero che in questo momento occupa maggiormente la tua mente. Non devi risolverlo subito: devi semplicemente riconoscerlo.

  • Distingui ciò che dipende da te. Chiediti: «Qual è una piccola azione concreta che posso fare oggi? E cosa, invece, devo imparare ad affidare a Dio?».

  • Inizia con una preghiera diversa. Non chiedere soltanto che i problemi scompaiano. Chiedi lucidità per affrontarli, forza per fare la tua parte e serenità per non voler controllare tutto.

Infine, scrivi questa frase e rileggila ogni mattina:

«Oggi non lascerò che siano le mie preoccupazioni a guidare la mia giornata. Farò ciò che è nelle mie possibilità e affiderò a Dio ciò che non posso controllare».

5 Il tuo punto di partenza può cambiare

Mi piacerebbe imparare a vivere così: senza pretendere di avere tutte le risposte, senza sentirmi responsabile di ogni cosa e senza misurare il mio valore attraverso i risultati che raggiungo.

Perché la vera forza non consiste nel riuscire a controllare tutto, ma nel trovare il coraggio di fare la propria parte, sapendo quando è il momento di affidarsi.

Domani mattina, quando aprirò gli occhi, voglio provare a ricordarmi questo: i miei problemi esistono, ma non devono occupare il primo posto nella mia vita.

Prima Dio, poi i miei problemi.Prima la fiducia, poi le preoccupazioni.Prima la consapevolezza di essere amata, poi tutto ciò che devo fare.

Non devo aspettare che tutto si sistemi per trovare un po’ di pace. Posso cominciare a vivere nella fiducia anche oggi, proprio nel mezzo delle cose che ancora non ho risolto.

Il principio è Dio, non il mio problema.

Carmela De CrescenzoIngegnere, insegnante, mamma e founder di Donne di Successo.

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